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L’uovo di Colombo, nuova via sul Monte Cimo

  • MEDIATORECONDOMINIALE
  • August 21, 2019
  • News
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Il racconto di Rolando Larcher che, assieme a Herman Zanetti, a metà giugno ha aperto L’uovo di Colombo sul Monte Cimo in Val d’Adige. Una via di 200m che supera i grandi tetti con due versioni: hard 7c+ e soft 7a+.

Ogni qualvolta percorro la Val d’Adige, la mia guida è distratta pericolosamente dalle splendide pareti del Monte Cimo, creando paura e scompiglio nei passeggeri che mi accompagnano. Una grande curiosità che avevo attenuata con qualche ripetizione, ma ancora molto viva nella mia vena creativa.

La mia prima visita la feci alla fine degli anni ’80, ripetendo assieme al compianto amico Michele Cestari, la bella “Piastrine Selvagge”. Una piacevole giornata di scalata autunnale, che ricordo particolarmente per i 25kg di castagne che “incontrammo” rientrando alla macchina…

Da quella prima uscita, vi ritornai solamente nella seconda metà dei ’00, assieme all’amico, quasi d’infanzia, Nicola Sartori. Nic assieme al suo omonimo Tondini, hanno dato una grande svolta alla zona, sia in termini sportivi che etici, creando numerose ed impegnative splendide vie.

Nic mi accompagnò a provare “Vola Via” e poi ritornai facendo la seconda ripetizione di “Via di Testa”, una via entusiasmante, dalla linea, alla roccia, ai voli. Però la loro notevole attività creativa, aveva spento le mie speranze, ma sempre grazie a loro, la luce si è riaccesa!

L’ultima creazione del “Duo veronese”, è una difficile gatta da pelare. Hanno aperto una linea pazzesca ed ora la rotpunkt non sarà cosa banale da realizzare. Nel dubbio dei futuri gradi, ho avuto il privilegio di un loro invito per conoscere la nuova top route del Cimo.

Così ai primi di giugno, con una gran “spellata” di dita e di corda, ho provato un itinerario fantastico, già prenotato per la prima ripetizione. Tra un tentativo, una risata e la sicura, l’incombente gran tetto sopra la testa ha destato la mia curiosità. Subito ho chiesto ai due miei compagni, luminari in materia, quali vie passassero lassù nel mezzo. Solo due artificiali agli estremi, ma nulla nel mezzo! Perfetto, avevo intravisto un’azzardata linea in libera, se fosse andata, ne sarebbe risultato uno straordinario gioco estetico.

Dieci giorni dopo ero nuovamente sotto operativo, assieme all’amico giocoliere, Herman Zanetti. Non avevo mai scalato sulla grande placconata e per raggiungere il vertice più interno del grande tetto triangolare, ho scelto la via più a sinistra, “Istantes”.

Due tiri con bellissime gocce ci hanno portato nel punto perfetto dove pensavo d’iniziare la scoperta. Da lì ho cominciato a zigzagare in mezzo alle incredibili quinte del tetto, uscendo sempre più dalla verticale. La roccia, sempre dell’altissimo standard del luogo, offriva anche numerose clessidre ed incredulo e stupito procedevo nell’apertura, riuscendo in un pomeriggio e tre nuove lunghezze a sbucare in cima.
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Dall’ultimo tiro sono sceso in mulinette, dal secondo grazie ad una corda fissata alla sosta di arrivo del primo tiro, ma da lì c’era una grossa incognita. Era ormai notte, e non si riusciva a vedere se le corde toccavano le placche sottostanti. Quando nel pomeriggio avevo recuperato Herman, avevamo stimato che forse arrivavano, ma talvolta le ipotesi non combaciano con la realtà! Non restava che andare a vedere…

Dopo 5 metri il corridoio tra i 2 tetti terminava sotto i miei piedi e ora iniziava il vuoto totale. Fino a metà doppia quasi panico, poi la portata della frontale ha risolto il dilemma, dopo 60m toccavano. Non solo arrivavano precise, ma esattamente alla prima sosta di Istantes.

Eravamo stanchi morti, ma esuberanti per l’esito inaspettato della giornata, avevamo risolto questa grossa incognita agevolmente, con difficoltà relativamente modeste a parte l’ultimo tiro. Ma c’era la speranza di una variante più facile d’uscita, per rendere omogeneo l’itinerario. Pochi giorni di riposo ed eravamo nuovamente pronti, e dopo aver liberato la via in versione “hard”, dalla penultima sosta partiva motivatissimo Herman, per la sua prima esperienza d’apertura, con al seguito cliff e trapano. Procedeva agevolmente sotto l’ultimo tetto, con un bellissimo traverso verso sx e poi ristabilito in placca raggiungeva il bosco dell’uscita, la versione “soft” era conclusa.

Aver aperto questa via è stata una doppia soddisfazione, la prima per aver intuito e scoperto una linea in libera che supera un tale strapiombo. La seconda perché le difficoltà non sono eccessive, alla portata di molti scalatori, che potranno vivere ed emozionarsi lungo questo originalissimo gioco.

Aggiungo solamente il lusinghiero commento di Nicola Tondini: “Avete aperto la via più originale del Monte Cimo!”

Rolando Larcher

Si ringrazia: La Sportiva – Petzl – Montura

SCHEDA: L’uovo di Colombo, Monte Cimo, Val D’Adige


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